Superbo esempio di architettura tardo-rinascimentale, Palazzo Grimani, sede della Procura generale di Venezia e della Corte d’Appello penale, si staglia sul Canal Grande vicino al ponte di Rialto, costituendo parte integrante del suggestivo profilo e del patrimonio artistico della città lagunare. Fu iniziato ad opera di Michele Sanmicheli (1484-1559), architetto di scuola romana, il quale, formatosi studiando Bramante, Raffaello, Sangallo e Sansovino, insieme a quest’ultimo, contribuì in modo importante alla produzione architettonica a Venezia e a Verona durante il XVI secolo. I lavori ebbero inizio nel 1556-57 e si conclusero nel 1575 sotto la direzione di Gian Giacomo de’ Grigi (detto “Il Bergamasco”), minore esponente della medesima corrente. La maestosità dell’edificio fu il risultato della committenza della influente famiglia veneziana cui è intitolato. Esponenti di spicco dell’aristocrazia veneta, i Grimani raggiunsero infatti l’apogeo tra il XV e il XVI secolo, annoverando personaggi insigni sia nella vita politica (tre dogi), sia in quella ecclesiastica della Serenissima: furono anche tra i pionieri dell’espansione veneziana in Oriente partecipando alla colonizzazione veneziana di Creta nella prima metà del XIII secolo, stabilendosi nell’istituito Ducato di Candia.
La magniloquenza della romanità imperiale, a cui la facciata si ispira, traspare dall’arco trionfale del centro, ripetuto lateralmente e in verticale. I pilastri scanalati che sorreggono la trabeazione del poggiolo continuo dei piani superiori lasciano spazio alle colonne di ordine corinzio delle aperture ad arco, a formare un impatto visivo di grande imponenza.